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Punto Partita Incontro Mr Agassi

"Ho scoperto tardi la magia dei libri.Dei miei tanti errori che vorrei che i miei figli evitassero, questo e' quasi in cima alla lista"

Ho sempre odiato Andre Agassi.
Un po' per la sua rivalita' mai celata - nemmeno nel libro, dove lo soprannomina ironicamente Socrate- con Boris Becker, un po' per quell'aria da teppista   che si dimenava come un punk fuori tempo massimo  a fondo campo, con quella specie di parruccone in mezzo agli occhi - ed era una vera parrucca!
Poi un giorno si dichiaro' a Steffi Graf.
E sposare Steffi Graf e' sempre stato anche il nostro sogno impossibile.
Cosi'  ha cominciato a divertirci piu' di chiunque altro , col suo nuovo look da skinhead...
In questa sorprendente biografia - scritta con l'amico  premio pulitzer Moehringer che non ha voluto apparire come coautore - Agassi dimentica il suo gioco da fondo campo e non si nasconde dietro la rete, gioca serve and volley - anche sul difficile rapporto col padre e con le droghe - e con un lob che mai penseresti potesse arrivare da lui, conquista la nostra attenzione e il nostro plauso.
Punto, partita, incontro, Mr Agassi...


Open. La mia storia
AutoreAgassi Andre
Dati2011, 502 p., brossura
TraduttoreLupi G.
EditoreEinaudi  (collana Einaudi. Stile libero extra)






A remote sympathy

Nella storia si legge a volte con stupore di città cinte d'assedio per decine di anni, fino all'inevitabile capitolazione.
 La città-cancro è sotto assedio da quattromila anni. L'uomo ha inventato "macchine" e strategie, un tempo rudimentali e ingenue, poi sempre più precise e astute, per espugnare la città. Ma dietro le mura si nascondono abitanti tra loro diversi per aggressività e vulnerabilità, le cellule del cancro, e con caratteristiche spesso simili alle cellule normali. Dunque, questa è una guerra molto difficile.
"In un certo senso è un libro di storia militare", ha scritto il suo autore, formatosi come ricercatore al Dana Farber Cancer Institute e oggi professore di oncologia alla Columbia University e vincitore del premio Pulitzer.
L'opera, tuttavia, è anche una "biografia" del cancro nel senso più letterale del termine, poiché cerca di "penetrare la mente di questa malattia immortale, di comprenderne la personalità e demistificarne il comportamento". E, infine, un libro divulgativo e ispirato.
Divulgativo perché Siddhartha Mukherjee espone con grande linearità le ragioni di ogni svolta e progresso nelle terapie, ispirato perché è la consapevolezza di dovere compiere scelte cruciali per i pazienti a conferire tensione narrativa e coesione logica al racconto. l'opera attraversa e illumina un secolo intero della guerra al cancro, dalle epoche della chirurgia più mutilante e della radioterapia indiscriminata fino alle più recenti scoperte.
Dalla bile nera di Galeno alle tinture di piombo nel  Medioevo, al chirurgo scozzese John Hunter che a fine settecento raccomandava per i tumori un rimedio onesto per quanto agghiacciante:"una distaccata compassione" ( "a remote sympathy"), agli esperimenti semiclandestini sulla leucemia di Sidney Farber negli anni Cinquanta.
Avvicente come un romanzo e consigliatissimo.

" La malattia e' il lato notturno della vita, una cittadinanza piu' onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno del star bene e in quello dello star male. Preferiremmo tutti servirci solo del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino dell'altro paese" ( S.Sontag, Malattia come metafora)

Siddharta Mukherjee ,L'imperatore del male- una biografia del cancro, Neri Pozza, euro 19,00

Les Aventuriers de l'absolu

 

Per millenni e millenni, gli esseri umani l'hanno chiamato «Dio». Poi ha preso anche altri nomi: «Nazione», «Classe», «Razza». Oggi molti non si riconoscono più in queste forme religiose o politiche, e tuttavia continuano a inseguire l'assoluto.
Una delle strade che si possono seguire in questa ricerca è l'arte, l'aspirazione alla bellezza. Al centro della vita di Oscar Wilde, Rainer Maria Rilke e Marina Cvetaeva c'è proprio questa ossessione:questi tre grandissimi scrittori non si sono accontentati di creare opere d'arte sublimi, ma hanno posto la loro intera esistenza al servizio del bello e della perfezione. Fino alle estreme conseguenze: per Wilde, questo ha portato alla decadenza fisica e psichica; Rilke ha avuto come compagna costante la depressione; la Cvetaeva è arrivata addirittura al suicidio.
Tzvetan Todorov racconta i loro destini, così appassionanti e tragici. E si interroga sul senso più profondo della loro esperienza di «avventurieri dell'assoluto». Per chiedersi in che cosa consista davvero una vita bella e scoprire il segreto dell'«arte della vita».
Il bellissimo titolo originale in italiano e' diventato il ben piu' banale La bellezza salvera' il mondo, citazione da Dostojeskji.
 
Tzvetan Todorov, La bellezza salverà il mondo, Garzanti, euro 18 
 
 

Bambi contro Godzilla di David Mamet (minimum Fax)

Il cinema, nato come l’ultima trovata commerciale in fatto di divertimento popolare, sembra essere tornato al punto di partenza. I giorni della sceneggiatura volgono al termine. Al suo posto troviamo una premessa alla quale appiccicare le varie gag. Questi eventi, che una volta non erano che ornamenti della storia vera e propria, sono ormai quasi l’unica ragion d’essere del film. Nei thriller gli eventi sono le scene d’azione e le esplosioni; nei film dell’orrore gli squartamenti; nei polizieschi e nei film di guerra le sparatorie e i bombardamenti.
Il cinema basato soltanto sui «punti culminanti» è figlio del cinema porno.



«Fucilateli tutti!» di Patrick Desbois

«Fucilateli tutti»

( 3 ottobre 2010)
Tra il 1941 e il 1944, circa un milione e mezzo di ebrei che vivevano in Ucraina, in seguito all’invasione tedesca dell’Unione sovietica, sono stati assassinati mediante fucilazione. Soltanto una minoranza di questi ebrei è stata deportata nei campi di sterminio nazisti. La quasi totalità è morta sotto il tiro delle pallottole degli Einsatzgruppen (unità mobili SS di massacro), delle Waffen-SS, della polizia nazista o dei suoi collaboratori dell’Est europeo. Il fenomeno della Shoah per fucilazione, conosciuto e raccontato dagli storici, nelle sue linee essenziali, ma noto anche alle truppe alleate, non è mai stato ricostruito in modo sistematico, ed è rimasto fino a oggi poco studiato. Padre Patrick Desbois, spinto da motivi personali e da ragioni etiche, nel giugno del 2002 comincia a ripercorrere le tracce e i luoghi di questo Olocausto per fucilazione, fino a quel momento ignorato. Villaggio dopo villaggio, con i suoi giovani collaboratori, ritrova e intervista i testimoni di terrificanti massacri, riscopre le fosse comuni, nelle quali porta alla luce bossoli di fucili e di mitragliatrici, ossa di uomini, donne e bambini assassinati, così come molti oggetti personali non corrosi dal tempo. In questo modo, raccoglie le prove dell’assassinio selvaggio di centinaia di migliaia di ebrei. Indaga, al tempo stesso, sul fenomeno inquietante del collaborazionismo e fa riemergere dal buio e dal silenzio parole di testimonianza che restituiscono una giusta sepoltura, degna della specie umana, a coloro che furono travolti dalla furia omicida del progetto nazista di conquista dell’Est. Un libro scritto con la pietas di un sacerdote che riesce, con il rigore della sua ricerca, a parlare al cuore degli uomini e dei potenti di questo mondo che ancora nasconde massacri e violenze di massa, spesso rimossi anche quando sono conosciuti.
Padre Patrick Desbois è un sacerdote cattolico, nato nel 1955 nella Borgogna francese (Saône-et-Loire), oggi direttore dell’Ufficio nazionale dei vescovi di Francia per le relazioni con l’ebraismo, consigliere del Vaticano per la religione ebraica. Nipote di un deportato nel campo di concentramento di Rava-Rus’ka, tenta di riportare alla luce la storia del nonno e così comincia il suo lungo cammino di ricerca sulle tracce degli ebrei dell’Est, assassinati dai nazisti nel corso della Seconda guerra mondiale. Oggi è la maggiore autorità storica nella materia. I suoi filmati, le sue fotografie e le testimonianze raccolte costituiscono già un archivio estremamente importante che ci mostra l’altra faccia della Shoah. Presiede l’associazione Yahad-In Unum, fondata da un’iniziativa cattolica ed ebraica, il cui nome significa «l’uno e l’altro insieme», in ebraico e in latino.
Patrick Desbois “Porteurs de memoires: Sur le traces de la Shoah par balles" - intitolato Fucilateli tutti! nell'edizione italiana (Venezia, Marsilio, 2009, pagine 288, euro 19, 50)